I racconti dei Fans
In questa pagina sono raccolti i racconti che i fans hanno scritto pensando a Brandon e a Il Corvo.
| I racconti di
Bibi.
La notte dei ricordi. Clicca qui Ricordi. Clicca qui
|
I racconti di
Yaya Lee. L'alba. Clicca qui
|
I racconti di
Laura. Revenge. Clicca qui Sarah. Clicca qui
|
![]()
Questo racconto mi è stato mandato da Bibi, una fan di Brandon e ovviamente di Eric.
Vorrei che prestaste molta attenzione a questo racconto perchè a mio avviso è semplicemente divino.
Bibi si è immedesimata nel personaggio di Sarah visto qualche anno dopo e ha cercato (a mio avviso riuscendoci) di raccontare come Sarah ha vissuto la perdita di Eric e Shelly e quali potevano essere i suoi ricordi, emozioni e sensazioni durante ogni anniversario dalla morte della giovane coppia.
Prima di lasciarvi alla lettura quindi, vorrei ringraziare Bibi in modo particolare perchè è riuscita a trasmettermi delle emozioni e sensazioni che ho ricercato a lungo ma che non ho mai più ritrovato se non ne Il Corvo stesso.
Bibi è riuscita a capire il personaggio di Sarah e il suo stato d'animo ed è riuscita a trasmetterlo a tutti noi con le sue parole in questo racconto.
Detto questo, buona lettura!
*****************************
LA NOTTE DEI RICORDI
Una volta qualcuno mi ha detto “Non può piovere per sempre” .
Una frase lanciata al vento con noncuranza, con una punta di malinconia e un fondo di verità.
Ma che cos’è la verità? Che cosa accade nei nostri cuori tale da farci credere che nulla è impossibile ?
Accadono cose tremende, eppure nel nostro cuore vige la tenue speranza che tutto può accadere e tante sorprese meravigliose possono arrivare da un momento all’altro.
Molte volte me lo sono chiesta, molte volte ho pensato e ripensato a ciò che significavano per me quelle parole dette in quel vicolo e alla persona che le aveva lasciate scivolare dalle labbra, quasi come una preghiera.
Penso e mi domando se il mondo non vada a rotoli e non sia troppo pieno di persone crudeli e meschine, poi raggiungo la conclusione che anche se una sola persona si batte per una causa giusta e che gli sta a cuore può cambiare il mondo, o quantomeno renderlo migliore.
No, questa notte non è fatta per pensare troppo, questa notte è fatta per ricordare.
E lo ricordo…oh…se lo ricordo! Ricordo come fosse ieri il tormento provato nell’istante in cui compresi che quella ragazza che si era presa cura di me come una sorella mi era stata portata via, e ricordo il sorriso di quel ragazzo così dolce e generoso che in quella notte si era spento per sempre.
Mi torna in mente l’angoscia tremante che mi afferrò il cuore e le gambe quando compresi che non li avrei più rivisti, quando appresi che me li avevano strappati dalle braccia.
Questa notte è fatta per ricordare ciò che è stato e per non dimenticarmi quello che mi ha insegnato …lui.
Come sempre cammino per le strade di questa città che sembra non dormire mai, di giorno il bene si aggira per le strade, di notte il male prende il sopravvento e tutto ciò che era luminoso e solare diventa scuro e sinistro.
Ma io non ho paura, so che in questa notte nessuno mi farà del male perché solo guardandomi chiunque lo ricordi mi gira lontano e scappa via.
Questa notte è molto più silenziosa delle altre, come se il male per una sera si acquietasse , nascosto sotto il letto implorante pietà o piegato in due dal terrore che il passato possa tornare di nuovo e che “il fantasma” possa sorgere di nuovo dalla tomba.
Leggende metropolitane, eppure i criminali ci credono? Questa notte si!
Così continuo a camminare mentre la pioggia si ferma dando tregua a questa città flagellata dai temporali.
Cammino fino al cimitero, grigio e lugubre e triste per chiunque, ma luogo di riflessione e pace per me.
“Ora mi dirai che non devo stare in un cimitero nel cuore della notte vero?”
“Sono tutti morti…ci credo!… Sapevo che venivi qui…”
E ci sarà? Sarà ancora li ad attendermi?
Entro lentamente sentendo le foglie morte di ottobre infrangersi e scricchiolare sotto i miei stivali e sentendo il gelido vento passarmi fra i capelli.
Cammino fino alle due lapidi, marmoree e fredde, eppure così calorose e amorevoli, come se nel freddo abbraccio della morte tentassero comunque di emanare un tenue bagliore di vita.
Leggo con attenzione i nomi, passando le dita bianche e affusolate sulle lettere scolpite nella pietra.
Prima su quella di lei.
Come un fulmine mi colpisce il ricordo delle risate, delle corse con i mano i cuscini per vedere chi alla fine della battaglia sarebbe stata coperta di piume.
Le confidenze , come se fossi stata già una ragazza quando invece non ero altro che una bambina ai suoi occhi , ma ricordo il tentativo di farmi sentire adulta.
Ricordo le carezze e l’affetto materno.
Un bacio a quella lapide marmorea e all’angelo di pietra che veglia quel fiore delicato che è stato strappato dal suo stelo.
Poi guardo la tomba successiva , passo le dita sulla scritta.
E ora alzo gli occhi verso il ramo , all’albero li accanto e lo vedo.
Lui sta li immobile, veglia su di loro e in parte anche su di me: il mio guardiano del cimitero.
Lo saluto con un cenno della testa e poi mi inginocchio fra le due lapidi.
I ricordi mi attanagliano quasi senza concedermi respiro, come se volessero soffocarmi ; ma dopo tutto questa “E’ ” la notte dei ricordi.
Così penso a lui, penso al suo viso e all’affetto, penso a tutto ciò che ha subito e a tutto ciò che ha fatto per sistemare le cose.
La furia, la passione, la gentilezza e l’amore con cui si è battuto per la sua causa; e poi non posso fare a meno di pensare al dolore e alla sofferenza che ha dovuto subire.
Come ogni volta una lacrima scivola sul mio viso rischiando che il trucco si sbavi, ma una lacrima per loro è così poco…
Eppure ho già pianto tutte quelle che avevo, così come lo ha fatto il cielo.
Ma non è giusto continuare a piangere , bisogna vivere come loro…come Lui mi hanno insegnato.
Guardo la mano che sta sfiorando la lapide e riconosco l’anello che mai nella mia vita mi toglierò.
Ormai è ora di andare.
Mi rialzo in piedi e riservo un bacio anche per la sua lapide con un sussurro “Grazie Eric”.
Mi allontano e poi mi volto in dietro “ Ciao”.
Riprendo il mio cammino e come al solito non devo nemmeno dirgli di seguirmi , lui mi vola accanto e so che mi accompagnerà finché non giungerà il mattino.
Cammino per le strade e i vicoli bui di questa nera città, mentre sussurri sospetti si levano nella notte ,ma io non ho paura.
“Hei Tu!”
Un grido ubriaco? Drogato? No lo so, non fa differenza.
Non mi scompongo e mi volto soltanto, devo vedere la sua espressione.
Un uomo alto e sporco sta davanti a me ma la sua espressione non è più spavalda come la voce, è solo puro e costante terrore.
Mi guarda dall’alto in basso : guarda i miei abiti neri, guarda la mia giacca, il mio viso dipinto come la maschera dell’ironia.
E poi il corvo sulla spalla che veglia come un nero presagio.
Non dice nulla , si allontana soltanto senza voltarsi indietro.
Tutti lo sanno, ogni anno questa stessa notte il fantasma rivive e si aggira per le strade, il fantasma di quel “Vendicatore” ritorna ogni 31 ottobre per vegliare sulle strade .
E’ passato del tempo, tanto tempo, eppure ogni anno in questa notte le strade sono più silenziose e tutti hanno paura di quel fantasma.
Cammino fino all’alba, lasciando solo spazio ai pensieri e poi quando mi accorgo che il mio tempo è scaduto torno a casa mia, salgo le scale fino all’appartamento e una volta in casa apro la portafinestra e metto piede sul balcone in ferro battuto.
Il corvo si appoggia al davanzale e gracchia mentre il sole inizia a sorgere e qualche piccola goccia di pioggia bagna il mattino.
“Devi andare adesso…”
Il corvo muove la testa e poi spicca il volo verso l’alto, so che non lo rivedrò più fino al prossimo anno.
La notte dei ricordi è conclusa , ora arriva il giorno di andare avanti e continuare la vita per rendere questo mondo migliore.
Passi alle mie spalle annunciano qualcuno.
“Sarah , sei tu?”
Non rispondo , so che il mio fidanzato capirà comunque che sono io.
Si avvicina alla finestra e mi abbraccia.
“Amore, sei stata fuori tutta la notte”
Nel suo sguardo non c’è rimprovero, conosce tutto quanto di me.
“Vieni dentro coraggio…sembra che pioverà anche oggi…”
Sorrido , mi volto e l’abbraccio.
“Non può piovere per sempre”.
“Signorina…è pronto il foglio….”
Tic, tac, tic, tac, tic….tac…
Sentiva nella mente l’eco del ticchettio delle lancette ; quel brutto orologio grigio appeso alla parete completamente bianca e luminosa, così luminosa che aveva dovuto chiudere gli occhi una volta intravista la sala d’aspetto.
Fuori la pioggia cadeva forte e il ticchettio dell’orologio si mescolava al tacchettio delle gocce di pioggia che , severe ,si scontravano con i vetro della finestra.
Ora stava seduta li e non sapeva se avrebbe avuto il coraggio di ritirare quel foglio, non credeva che avrebbe mai potuto prendere quella cartellina in mano e leggere il risultato.
La donna magra e in divisa le stava a breve distanza con le braccia incrociate mentre batteva il piede insistentemente.
Si guardò attorno e osservò attentamente le persone accanto a lei, ognuno col suo bagaglio di esperienze, tutti erano li per motivi diversi ma che in fondo erano comuni gli uni agli altri.
Ognuno con lo stesso viso : preoccupato, inespressivo o ironico.
D'altronde c’è chi la vita la prende con ironia e chi la prende con serietà.
Lei aveva sempre cercato di mediare fra i due, aveva avuto momenti difficili e momenti bellissimi, ma ora in quel momento si sentiva paralizzata dal terrore e quel coraggio che da sempre l’aveva caratterizzata era venuto meno.
Deglutì a fatica e sospirò.
Intanto la donna magra continuava a fissarla e forse nel profondo del suo animo comprendeva il perché di tanta lentezza, il perché di tante remore nei confronti di quella busta gialla.
Si alzò in piedi con lentezza e rimise la borsetta su una spalla, non si era nemmeno resa conto di essere diventata alta, a dire il vero non si era nemmeno resa conto di essere diventata una donna; si ricordava solo quella piccola bambina che tanti anni prima era passata da quel corridoio , con il pigiamino rosa e un orsacchiotto bianco senza un occhio.
Vide quella bambina passargli accanto, con il suo sorriso di speranza e i suoi capelli sbarazzini.
Si domandava ,mentre la bambina teneva gli occhi fissi su di lei.
La ragazza fece un passo avanti , già un grande traguardo.
Le gambe si fermarono e la piccola bambina alzò gli occhi verdi verso di lei, e poi le sussurrò qualcosa…qualcosa che credeva di aver dimenticato.
Lei non aveva mai avuto paura, glielo avevano insegnato, glielo aveva insegnato lui…in quella stanza di ospedale mentre attaccata a una flebo e con gli occhi di sua madre che lacrimavano cercava di pensare all’angelo che da sempre le aveva sussurrato di non cedere.
Così aveva guardato la sua mamma sorridendo e aveva detto “Non può piovere per sempre, mamma….”.
Quel ricordo la fece sorridere , ripensò al momento in cui suo fratello all’età di sei anni le aveva dipinto la faccia come lui, come il suo mito “Eric Draven”….ricordò di come fossero lucidi gli occhi di suo fratello mentre la truccava, piccola sorellina, e le raccontava di quel ragazzo che aveva lasciato il mondo troppo presto…di quel Brandon che tanto ammirava.
Quel nome era riecheggiato spesso nella sua testa, e ne aveva sentito il peso ogni volta che giocava ad essere lui, ogni volta che per Halloween si truccava come lui.
Pensò a un ricordo sfuggente e a lungo dimenticato, al momento in cui non aveva ben compreso cosa volesse dire “Sospetto tumore al cervello” e poi le lacrime di sua madre…e della sua famiglia.
Suo fratello che l’abbracciava forte e le dava l’orsacchiotto bianco senza un occhio , perché lo tenesse accanto a se e non avesse paura nelle fredde notti passate in ospedale.
Non capiva cosa aveva fatto di male, perché tutti soffrivano a causa sua , ricordò solo quanto sarebbe voluta scappare in un bagno e truccarsi come Eric, perché in fondo le dava coraggio, perché con quella maschera era invincibile.
Fece un altro passo e si avvicinò al banco giallo dove la donna magra stava ancora ad attenderla.
La colpì un flash, lei dentro a quella risonanza magnetica alla tenera età di otto anni e nel momento in cui le dissero “Devi stare ferma piccina, non ti muovere pensa a qualcosa di bello” , il suo primo pensiero andò a lui, decise che lo avrebbe immaginato li accanto a lei, a tenerle la mano e a sussurrarle che non poteva piovere per sempre , che tutto sarebbe andato bene, che mamma avrebbe smesso di piangere per lei.
Questo la riempì di forza e coraggio, tutta la degenza non sarebbe stato altro che un gioco, tutto sarebbe finito bene.
E così fu, ci credette con tutta se stessa e dopo mesi di ricovero le porte di quell’ospedale si aprirono e mamma smise davvero di piangere per lei perché sul foglio di dimissioni c’era scritto “guarita”, quel male che l’aveva colpita si era addormentato e forse non si sarebbe più fatto vivo.
Così era cresciuta, dimenticando un po’ quei momenti e pensando alla vita che aveva davanti.
Ma dopo tanti anni si riaffacciava il sospetto che quel mostro potesse tornare e colpire di nuovo.
Non ci voleva credere, dopo qualche mancamento o cedimento delle gambe.
Così aveva consultato il dottore e la richiesta era stata immediata visti i precedenti “Risonanza magnetica”.
Ecco , la paura era stata incontrastabile, folle e priva di senso.
Era entrata di nuovo in quel tubo bianco , ma non riusciva pensare a nulla se non al terrore che tutto ricominciasse, e non aveva nemmeno l’orsacchiotto senza un occhio a tenerle caldo.
Ora stava li, davanti a quell’infermiera con gli esiti in mano.
Sarebbe voluta di nuovo correre in bagno e truccarsi, truccarsi come lui, dipingere quelle linee nere su un viso pallido e quel sorriso nero.
E poi ad un tratto quel calore…quel pensiero.
Quel sussurro all’orecchio “Non può piovere per sempre….ci sono io con te….”.
Sospirò e guardò la mano ,non era sola….ancora una volta lui le dava coraggio.
Come poteva averlo dimenticato? Come aveva potuto dimenticare la sua forza e il suo coraggio?
Con decisione afferrò l’esito e si distanziò, ora era venuto il momento del coraggio, e lui sarebbe stato con lei.
La piccola bimba, il suo ricordo, era svanito e ora solo le ali di un angelo la stringevano.
Oh come aveva fatto a dimenticare?
Aprì la busta e lesse l’esito.
Due lacrime scivolarono sulle guance incorniciando il sorriso.
L’infermiera non si avvicinò ma scosse il capo in segno di assenso e poi sorridendo tornò nel suo gabbiotto.
Lei abbasso il foglio e si asciugò le lacrime, senza badarci troppo come al solito sfiorò il tatuaggio sulla schiena e sentì che la rosa era ancora li a darle coraggio, quella rosa che gli aveva visto in mano in una foto e che era sempre li a ricordargli la forza.
Uscì dalla sala e tirò fuori le chiavi della macchina, aveva smesso di piovere e un tenue sole filtrava fra le nuvole.
“Avevi ragione…. Non può piovere per sempre….”
Salì in macchina e posò il foglio aperto sul seggiolino di fianco.
“ESITO : Negativo“.
Racconti di: Bibi.
Questo racconto lo scrissi molto tempo fa.
Non sono io a doverlo giudicare, quindi... eccolo qui di seguito, sperando che vi piaccia.
*****************************
L'ALBA
È l’alba.
Si torna a casa amico mio.
Un’altra notte di paura è finita. Da oggi torna il sole. Da oggi tutto è gia un ricordo……
…. Soffia leggero il vento, è notte e tutto tace.
Solo voci lontane risuonano come echi della mia mente. Felicità.. amore.. gioia.. sorriso.. morte.
È buio non vedo più niente, o forse sono le mie lacrime che mi offuscano la vista.
Sta arrivando, sento le sue ali spaccare in due l’aria. Mi toglie il fiato. Si ferma. Siamo una cosa sola.
Con il rumore sordo della sua voce mi saluta. Piego il capo e ricambio.
I suoi occhi sono i miei, il suo odio sono io.
Adesso il vento si è calmato. Piove. Fa freddo. Troppo freddo.
Foglie morte si muovono in una danza strana che il vento li fa compiere. Dai vicoli ciechi strani odori e fumo escono inquietanti. Grida, pianti.. qualcun altro morirà stanotte.
Cammino più veloce, devo fare presto. Non ho molto tempo.
Il mio compagno di avventura vola alto. Li cerca per me e uno ad uno li trova.
La loro fine è il mio trionfo.
Adesso ho rimesso le cose a posto.
Le anime avranno giustizia, e chi resta avrà pace.
Passo davanti alla nostra chiesa, è vuota, buia… sa di morte.
Una figura scura mi fissa dall’alto degli scalini.
“è ora di andare eroe.”
Si… è ora di andare.. è tardi. Portami via.
L’alba fa asciugare quelle poche gocce rimaste sulle foglie ancora verdi degli alberi.
Il gallo canta. È mattina.
Qualcuno mi sta portando dei fiori. Non so chi sia.. non posso vederla. Sono lontano ormai.
Il mio custode è li. Ringrazierà lui per me.
Per un po le cose sono tornate a posto. Per un po potrò godermi la pace.
Fino al prossimo massacro. Fino alla prossima anima triste.
Fino alla prossima notte del diavolo.
Io non riposo.. io veglio sul mondo…
Sono tutti morti.. solo che non lo sanno. Ma io si. Perché io sono gia morto… e cammino… in mezzo a loro.. aspettando la mia vendetta.
Questo racconto lo ha scritto Laura. Un racconto molto toccante a mio avviso, che fa riflettere su quello che potrebbe aver pensato o vissuto Eric prima di tornare da Shelly.
Buona lettura!
*****************************
REVENGE
Le 21.40, è tardi. Le prove con il gruppo mi portano via sempre molto tempo. Ma oggi devo fare in fretta, tu mi aspetti per la cena.. è un giorno speciale.. la nostra ultima cena da fidanzati. Da quanto tempo aspettavamo questo momento. Cammino per le strade e ripenso al giorno in cui hai trovato l'anello.. tutti i nostri ricordi mi tornano in mente.. scorrono come un fiume.. finchè non vengono interrotti da un boato. Maledetta notte del diavolo! La città brucia e io non vedo l'ora di tornare a casa, tra le tue braccia.. al sicuro.
Salgo le scale e già penso a come sarai bella domani, ma qualcosa non va.. la porta di casa è socchiusa.. non è da te.. sai che devi chiuderla sempre.. in questa città il pericolo si cela ovunque.
Voci di uomini, molti uomini.. tu gridi, mi chiami.. e io corro in tuo aiuto. Apro la porta, ti vedo lì per terra. Quattro uomini intorno a te.. Chi sono? Cosa vogliono da noi? Mi precipito su uno di loro.. una colluttazione.. e poi uno sparo.. un rumore di stoffa strappata.. all’inizio non capisco, ma poi sento un dolore atroce nel petto, così forte che mi sembra che qualcuno mi stia strappando il cuore con una mano. Quello era il rumore della mia carne lacerata. Mi accascio al suolo, le orecchie mi fischiano, non vedo più niente.. non riesco a respirare.. sento la tua voce lontana che continua a gridare, ma sembra venire da un altro mondo. Vorrei aiutarti e non posso. Provo ad alzarmi, ma non ce la faccio.. le gambe non rispondono più ai miei comandi. Ho bisogno di aria.. i miei polmoni si muovono nel vano tentativo di ricevere ossigeno, ma ho la gola bloccata.. non passa niente.. non resisto più.. una sensazione di calore mi pervade il corpo.. forte, sempre più forte.. mi sembra di bruciare. Riesco a sentire i battiti del mio cuore che diminuiscono.. bum bum.. bum bum.. bum… bum……. bum…….. Brividi di terrore mi percorrono la schiena, su e giù, giù e su.. Intanto la mia vita mi passa davanti, come un film.. mi rivedo bambino, con una chitarrina di plastica in mano.. poi ragazzo, finalmente con una chitarra vera.. Rivedo il nostro primo incontro.. ricordo l’imbarazzo tra noi. Poi mi avvolge l’angosciante consapevolezza che non ti rivedrò più.. Una lacrima scende sulla guancia destra, lenta.. debole.. come me.. mi bagna le labbra e avverto il suo sapore.. amaro.. sapore di vita che si spegne. Sento le forze che mi abbandonano..
Due mani mi afferrano e mi trascinano via, ma me ne accorgo appena.. ormai questo corpo comincia a non appartenermi più. Rumore di vetri infranti e tagli sul viso.. l'aria mi scompiglia i capelli, mi sembra di cadere ma ormai non sono più sicuro di nulla. Un tonfo sordo, migliaia di spilli mi attraversano il corpo ma non li sento già più. Sirene in lontananza, l'ultima cosa che riesco a distinguere. Poi più niente.
Buio e silenzio.. mi sento così leggero e non ho più dolore. A dire la verità non avverto più niente.. solo un leggero formicolio dappertutto. Le ferite sanguinanti di poco fa sembrano non esserci mai state. Voglio vedere cosa mi è successo ma l’oscurità me lo impedisce. Poi una piccola luce, è lontana, ma molto forte.. Mi guardo le mani.. sono così impalpabili.. si distinguono appena. Mi accorgo che posso vederci attraverso. I miei piedi iniziano a muoversi in direzione della luce, ma io non voglio.. non voglio lasciare questo mondo e la donna che amo. Che ne sarà di lei? Invece passo dopo passo mi allontano sempre più dalla mia vita.. e pensare che proprio domani avrei realizzato il mio sogno.
Non capisco dove mi trovo, c'è troppa luce e non riesco a vedere. Mi volto, ma dietro di me non c'è più niente. Sono completamente solo e impaurito, ma più di tutto, sono infuriato con chi mi ha strappato la vita.
Passa del tempo.. non so quanto.. qui è tutto così diverso. Ti osservo dall'alto su quel letto di ospedale e spero con tutto il cuore che almeno tu ce la farai. All'improvviso sento l'eco della tua voce, ma forse l'ho solo immaginato. E invece no, è proprio la tua voce. Che gioia sentirla! Pensavo sarei rimasto qui da solo per sempre. Ti chiamo, ma non so dove sei.. poi finalmente ti vedo, ti abbraccio.. Il mio cuore si riempie di felicità. Ma…..
Un pensiero mi balena in mente, macabro.. Che ci fai qui? Ti sei arresa anche tu? Anche la tua vita è scivolata via? Quando comprendo ciò che ti hanno fatto, la felicità lascia il posto ad una rabbia improvvisa. Le tempie mi pulsano, sembra che la testa mi stia per scoppiare. Le mie mani si stringono in due pugni.. sento scenderci tutta la forza che ho.. continuo a stringere fino a farli diventare rossi.. l’ira li scuote.. le unghie mi lasciano profondi segni nei palmi, ma non fa male.. in questo posto il corpo non fa più male.. l’unico dolore che provo adesso è quello dell’anima.. dolore e rabbia. Ma questa volta no.. non avrò pace finchè non avrò la mia vendetta.. in un modo o nell'altro.
Freddo gelido e buio. Che sta succedendo? Mi sento intrappolato. Dove sono? Come sono arrivato qui? Cerco di uscire, ma non ci riesco.. posso muovermi appena. Mi prende il panico, sudo.. il mio respiro si fa affannoso, l’aria diventa pesante.. inizia a mancare l’ossigeno. Devo uscire di qui al più presto, ovunque mi trovi. Continuo a spingere da ogni lato con tutte le forze. Niente, niente, niente.. Ecco! Qualcosa si muove.. finalmente si apre.. Faccio un respiro profondo e grido con tutto il fiato che ho in gola. Libero.. sono di nuovo libero. La pioggia battente mi inzuppa. Pioggia?! Mi guardo intorno smarrito, alla ricerca di qualcosa che mi aiuti a capire. File e file di lapidi.. non vedo altro. Sembra un cimitero.. Riconosco l’angelo di pietra vicino al cancello. Questo è il cimitero della mia città. Ma cosa…???.
Mi giro di scatto e provo un senso di orrore quando leggo il mio nome sulla lapide dietro di me. Com'è possibile? Sono vivo? Sono morto? Qualcos'altro? Qualcosa nel mezzo? Mi arrampico sul terreno fangoso e riesco ad uscire dalla fossa.. un corvo è sul ramo di un albero, proprio accanto a me. E d'un tratto capisco..
Ma devo fare in fretta, il mio tempo qui è limitato.. questo mondo non mi appartiene più.. il mio posto non è qui..
Il corvo mi guida, sa esattamente dove devo andare per portate a termine il mio compito. Mi aggiro per la città.. sinistro come un fantasma.. ma in fondo è quello che sono.
Uno dopo l'altro affronto gli uomini che un anno fa hanno infranto i miei sogni. Leggo la paura nei loro occhi, loro che quel giorno la lessero nei miei e non ebbero pietà. Adesso non ne avrò io.. Cercano di combattermi. Lascio che mi feriscano e godo nel vedere il terrore sul loro volto quando le mie ferite si rimarginano davanti a loro. Io sono invincibile.. io sono già morto. Restano pietrificati, immobili di fronte a me, consapevoli che contro di me non c’è nulla da fare. Alla fine vinco io. Mi guardano con gli occhi sbarrati mentre li cancello da questo mondo. Il loro terrore si trasforma in pazzia quando capiscono chi sono.. si ricordano di me, sdraiato sull’asfalto.. e questo mi soddisfa. Non gli resta altro da fare che sperare in una morte indolore. Dalla mia ira non si scappa. E' normale, sono tornato per questo.. per rimettere le cose a posto.
Il mio conto adesso è saldato.. adesso potrò riposare per sempre.. la mia vendetta è compiuta.
E' buio, piove... il vento sibila come un fantasma. che ironia.. sono un fantasma anch'io.. sono seduto qui a fissare i nomi su quelle lapidi grige e piango.. attraverso le lacrime le lettere sono distorte, incomprensibili.. e quasi mi illudo che quei nomi possano essere diversi.. ma poi le sento scivolare giù lungo il viso e mischiarsi alle gocce di pioggia... e le scritte appaiono di nuovo nitide.. taglienti come lame che mi trafiggono il cuore.
Eric Draven.. un tempo questo ero io..
Shelly Webster.. mio Dio, Shelly! Doveva diventare mia moglie.. potevamo essere felici insieme.. ma ora cos'è rimasto della nostra vita? niente... non ricordo niente.. ho appena ucciso l'ultimo degli uomini per i quali sono tornato sulla terra e i miei ricordi si affievoliscono.. è quasi ora di andare.. Shelly mi aspetta.
Eppure so che avrei dovuto fare qualcosa.. qualcosa che non ho fatto.. ma non riesco a ricordare.. ho solo un nome in mente.. Sarah.. ma che vuol dire? cos'è che devo fare??
Sento dei passi, arriva qualcuno.. devo nascondermi, non posso stare qui. Mentre mi allontano vedo una ragazzina con uno skate sotto il braccio. Si ferma di fronte alle lapidi, proprio dove ero io poco fa.. si inginocchia e lascia una lettera per Shelly.. poi poggia una rosa bianca sulla mia tomba.. il mio fiore preferito.. come fa a saperlo? Inizia a parlare con me.. cioè, con la mia lapide.. torno indietro ad ascoltare.. mi parla della sua giornata. Mi siedo poco distante, ma nell'oscurità della sera non vede il mio viso nascosto dai capelli..
Tutto intorno è silenzio, come è normale che sia in un cimitero a quest'ora.. la sua voce è l'unica nota di vita nel regno dei morti.
Le chiedo "con chi parli?" e lei "con il mio amico.. è morto un anno fa". Mi lascio sfuggire un "mi dispiace".. lei mi risponde "anche a me.. lui e Shelly erano la mia famiglia.. ora sono sempre sola.. mi mancano tanto". Abbasso la testa e una lacrima scivola veloce fino alla punta del naso e lì si ferma.. in bilico.. come me.. in bilico tra i vivi e i morti. Mi affretto a toglierla prima che cada, non voglio che lei se ne accorga. Poi alzo lo sguardo e la vedo asciugarsi una guancia con la mano.. mi sembra di conoscerla, ma dove l'ho già vista? Proprio nn ricordo..
Si alza, abbraccia la lapide e lentamente si incammina... il corvo gracchia e sbatte le ali.. è ora che vada anche io... faccio qualche passo, mi giro e la vedo ormai lontana.. le urlo "aspetta! come ti chiami?" e lei " Sarah.. mi chiamo Sarah" e se ne va.
Racconto di Laura.
"grazie a Brandon per essere continua fonte di ispirazione"