PAIN

A year ago... A cold October night...
A broken down car on a dirt road...
A man... a girl... madness... pain... and the shadows...
my god, the shadows...

 

FEAR

He screams and screams and pounds his head
against the wall until wailing phantom firetrucks
paces across his vision.

Pain, pain is all he wants.
And hate, yes hate.

We shall never forget and never forgive.

And never ever fear.
Fear is for the enemy.
Fear and Bullets.

 

IRONY

The tides of sin draw tighter and brighter,
The hours become heavier and weighted,
And the shadows smile, dark and wild.
This is when hope and desire collapse,
The arc of the dream descends into despair,
When innocent lovers dance
Like angels on fire.
This is when the night comes down,
A hammer on an anvil,
And the only absolution accepted
Is a legacy of brutality.
A single note rings on and on and on.

 

DESPAIR

Here dwells a snake, one thousand miles long
Coiled, one thousand miles deep
Eyes like candy, it has eyes like candy
Hard and blue, but soft as kittens feet
Out of sight or in the element of light
It could be a devil, it could be an angel
With spiders inside a vision from hell
Its spine is a vertical scream
Slow as concrete, blurred as a dream
It spins round and down on an axis of atrocity
Fueled by inertia, depth, radius, and velocity,
Its soul - a twisted wreckage of despair and pain
And the spiders inside are just praying for rain
Killing time killing time
And praying for rain
One thousand miles deep

DEATH

It's not death if you refuse It...
It is if you accept It.

 

IL CORVO

di JAMES O’ BARR

VENDICATI DELLA MORTE

Sta bussando il tuo destino, di assassino di assassini. (...)

“Il Corvo”, opera d’arte creata da James O’Barr tra il 1981 e il 1989, è un fumetto di singolare bellezza e di tetro fascino. La storia narrata vive in un presente di sangue e in un passato solare spezzato dalla violenza; il contrasto tra due tempi è il contrasto tra i due mondi che il protagonista, Eric, è costretto a vivere.

La sua compagna, Shelly, è stata assassinata da un gruppo di teppisti circa un anno prima; lui stesso è stato massacrato, ed è rimasto a terra nello scontro. È avvenuto un cortocircuito, nella vita di Eric: noi non sappiamo cosa sia avvenuto durante l’anno intercorso tra la tragica morte della sua compagna e il nuovo ritorno di Eric. Qualche indizio porta a credere che Eric sia morto, e che sia tornato a vendicare quelle morti ingiuste con la protezione dell’unico testimone degli omicidi, un corvo (antico guardiano dell’aldilà, antico traghettatore di anime); altri indizi, suggestivi e sinistri, convincono il lettore che Eric non sia morto, e sia sopravvissuto alle ferite; che, per dolore e rabbia e disperazione, abbia acquisito dei poteri.

(...)È una storia gotica, è una storia d’amore, è una storia di spettri e una storia grandguignolesca; è allegoria della naturale ripugnanza degli esseri umani per la morte, e rappresentazione del desiderio di valicarne e violarne i limiti e i confini; è un fumetto dallo stile cupo e – per noi lettori italiani – dalla sensibilità affine a Dylan Dog; non siamo testimoni d’una violenza insensata, assistiamo a delle violenze atroci, ma (condivisibili?) motivate. È una storia fondamentalmente romantica; un grido d’amore e un inno ai sentimenti; è dolce il canto di Eric e Shelly, e amaro il rimpianto per quel che hanno perduto. La storia emoziona, seduce, rattrista e commuove; è amore puro, in arte.

Il film tratto dal fumetto ha avuto grande fortuna, qualche anno fa; al punto tale che, ovviamente, non sono mancati sguaiati e grossolani sequel a quello che doveva essere un capitolo unico. “Il Corvo” doveva rimanere invece un film unico: soprattutto, io credo, per rispettare la tragica sorte occorsa all’attore protagonista, Brandon Lee. Tragica davvero la sorte del Corvo: James O’Barr iniziò a scriverne la storia nel 1981, dopo essersi arruolato nell’esercito per dimenticare la morte della propria futura moglie, investita da un pirata della strada poi fuggito; Brandon Lee è stato ucciso, sul set, a pochi giorni dal termine delle riprese; stava per sposarsi.

Il Corvo è una storia di morte e amore, e qualcuno dal momento del terribile epilogo dell’esistenza di Brandon Lee ha voluto parlare di maledizione, registrando le tetre analogie tra le vite dei creatori del personaggio; di fronte alla morte, chi scrive preferisce non dir niente, e soprattutto non parlare di destino. (...)

Numerose le differenze tra la pellicola omonima di Proyas e il fumetto: le più notevoli denunciano delle scelte di sceneggiatura che, quando non colpevolmente tradiscono l’argomento dell’opera, almeno provvedono a deciderne sfumature e a dettagliarne le zone d’ombra. Quindi, se nel fumetto, di Eric e Shelly, sappiamo solo che vivevano un grande amore e stavano per sposarsi, nel film si racconta invece che Eric era chitarrista e che di cognome faceva “Draven”. Facile e non arbitrario ricordare che al suono “Draven” si può associare “The raven”, e cioè – “Il Corvo”, con (non allusiva, ma scoperta) citazione (omaggio?) alla splendida poesia di Edgar Allan Poe.
Nel film la coppia viene assassinata nelle prime scene: scompare qualunque traccia dell’incidente automobilistico e si racconta un’aggressione domestica; quel che mi sembra più grave, al di là dei cambiamenti e delle modifiche “circostanziali”,(ma possibile che il cinema debba sempre tradire le opere di riferimento?) è che Proyas “interpreta” un aspetto della trama che andava, probabilmente, mantenuto inalterato. Ossia: nel fumetto, nessuno afferma che Eric sia morto: non c’è possibilità di decifrare se sia diventato una creatura sovrannaturale e rimane enigmatica la figura della guida, il Corvo appunto, e ciò comporta totale onirismo e limpida visionarietà.
Nel film, invece, non c’è nessun dubbio: Eric torna a vendicare l’uccisione della sua compagna direttamente dall’aldilà. (...) Il rock – ad essere corretti, il dark rock e il post-punk – è stato il primo motore di ispirazione; gli albi abbondano di citazioni e richiami e sono permeati di atmosfere che ricalcano o rievocano brani di quei gruppi che O’Barr trovava particolarmente affini al suo spirito e al suo stato d’animo: il numero uno è dedicato a Ian Curtis, leader suicida dei Joy Division. L’aspetto di Eric è ispirato a Peter Murphy dei Bauhaus e a Iggy Pop; O’Barr ha sempre smentito d’aver voluto ispirarsi a Robert Smith dei Cure, pure abbondantemente omaggiato altrove (ad esempio, tra le pagine appare il testo di “Hanging Garden”). Per quanto concerne l’influenza esercitata dai Joy Division, piovono davvero prove inconfutabili: tra i personaggi, due (Hook e Albrecht) hanno il nome del bassista e del chitarrista del gruppo; Atmosphere, New dawn fades e Atrocity Exhibition sono tra i titoli dei paragrafi; i testi di Komakino e Decades scandiscono il passaggio da un albo all’altro. Tutto questo contribuisce a connotare non solo l’atmosfera del fumetto, ma lo spirito stesso dell’opera verso sonorità cupe, tetre, introspettive; è opera malinconica e maledetta al contempo, disperata e allora certamente contraddistinta da una “luce dell’origine” che è incandescente e inestinguibile; e questa luce dell’origine è l’amore che univa Eric e Shelly, che niente ha potuto dissolvere, neppure la morte. Questo fumetto è essenzialmente un’opera rock; la traduzione su tavola dello spirito e delle voci di un movimento di artisti che, sostanzialmente in un triennio, hanno inciso il loro nome nella storia della musica; indenni al tempo e alle tante mode, sponsorizzate da media omologanti come mai in passato, gli artisti dark rock hanno costituito un prototipo, dal punto di vista musicale, etico ed estetico (in generale) rispetto al quale oggi sono in tanti a dover manifestare rispetto e a dover tributare un riconoscimento: non sempre accade, e il nome di Ian Curtis è spesso trascurato e censurato. Questo significa che si va a uccidere ancora una volta un poeta che ha perduto la vita, per ragioni eternamente inspiegabili, a ventitre anni. Certamente “The Crow” è l’occasione per tornare sui primi passi del gruppo di Manchester; e per rispolverare i primissimi dischi dei Cure e dei Bauhaus. Ascriviamo a O’Barr questo grande, ulteriore merito. (...)

Lankelot, G.F., marzo del 2003.

 Vedi le tavole del fumetto!

 

James O’Barr: Biografia

James O’Barr nasce nel gennaio del ’60 nei dintorni di Detroit dove viene allevato da genitori adottivi. Autodidatta,subisce l’influenza da un lato della scultura rinascimentale,(Michelangelo in particolare) ,dall’altra dei fumetti (rilevante l’interesse per lo Spirit di Will Eisner). La dinamicità delle storie di Spirit, benché risalenti agli anni ‘40,rimane tutt’ora insuperata e chiunque abbia voluto creare dei fumetti “cinematografici”,non ha potuto prescindere dal suo uso della tavola e dalla sua incredibile scansione temporale.
Le prime tavole del Corvo risalgono all’81 mentre O’Barr è a Berlino con il corpo dei Marines,nei quali si è arruolato dopo la perdita di una persona a lui molto cara in un tragico incidente. Sente il bisogno di liberarsi da quella rabbia e quella frustrazione che sono dentro di lui e lo stanno consumando,così un giorno comincia a disegnare il Corvo e “sia la storia che le matite vennero fuori di getto” .
La sua tragedia personale viene fusa con un reale fatto di cronaca,una coppia uccisa per un anello di fidanzamento di 30 dollari.Allora comincia a lavorare sull’idea di un amore così forte da trascendere la morte,di un’anima tormentata dal torto subito che non avrebbe mai avuto pace finchè non avesse avuto la sua vendetta. Il primo numero del Corvo ha una dedica a Jan Curtis,un cantante impiccatosi all’età di 23 anni,che affascinava O’Barr per il suo desiderio di combattere l’incomunicabilità di alcune sensazioni. In quest’opera la musica riveste un ruolo fondamentale,infatti la scansione del Corvo è dettata dalla musica dark post-punk che stava emergendo in Germania. Lo stesso protagonista,Eric,è modellato su Peter Murphy dei Bauhaus e su Iggy Pop,vera e propria icona vivente del rock. La sua maschera è l’ironia,una delle tre maschere del teatro inglese assieme a Dolore e Disperazione. Terminato il suo impegno coi Marines O’Barr torna negli USA e cerca una casa editrice che possa pubblicare i suoi lavori.
Tuttavia per sette anni non riesce a trovare nessuno interessato al suo progetto (forse troppo poco commerciale per quel periodo),finchè incontra Gary Reed che stava in quegli anni dando vita alla Caliber Press. Il primo numero del corvo vede la luce nel 1989,suscitando un notevole interesse tra gli appassionati dei fumetti alternativi. Dopo quattro numeri la serie viene interrotta per problemi finanziari della Caliber,lasciando in sospeso solo Morte,l’ultimo capitolo della storia. O’Barr si rivolge allora a Kevin Estman,il creatore selle famosissime Ninja Turtles,che aveva dato vita alla casa editrice Tundra. Poiché sarebbe stato assurdo pubblicare solo la puntata inedita la Tundra riedita l’intera opera in te volumetti di 64 pagine ciascuno nel 1991.
Nel 1993 la Kitchen Sink,casa nota per le sue ristamperei classici americani tra cui il già citato Spirit,pubblica l’edizione in volume aggiungendo tavole inedite,sia in bianco e nero sia a colori. Per quanto riguarda l’Italia,la General Press in concomitanza con l’uscita del film tratto dal fumetto,ristamperà l’intera opera in 3 volumi mensili,ciascuno in versione edicola e libreria. Mentre la prima sarà spillata,la seconda,oltre alla brossura e ad una tiratura limitata,avrà una diversa copertina e due tavole a colori all’interno.